category: viaggi, ricordi, vita, emozioni, nostalgia, libertà , volti
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Vent'anni fa c'ero anch'io a Berlino, non proprio il 9 di Novembre, ma un mese e mezzo dopo. Era il primo Capodanno dalla caduta del muro e quella notte è stato come se il muro cadesse una seconda volta e in modo definitivo. I giorni prima si doveva ancora sottomettersi alle estenuanti attese a Check Point Charly, con le facce truci delle guardie, che esercitavano gli ultimi spiccioli di potere. Ricordo la fotina in bianco e nero che mi era toccato fare (in una vecchissima cabina foto) per poter varcare il muro, ne ho ancora una copia, un reperto storico, penso. Di lì a poco quelle stesse guardie avrebbero perso ogni autorità e questo le rendeva ancora più truci. Ho visto la Berlino est di allora, i negozi semivuoti di merci, il colore grigio che invadeva ogni cosa, quella Alexsanderplatz... Non c'era niente da comprare, niente da visitare, solo registrare con gli occhi quel prima. Ricordo la gente dell'est che vagava per le prime volte nella parte ovest e sembravano fantasmi increduli. Se, per sbaglio, li fermavo per chiedere informazioni, rispondevano impauriti con solo due parole: -Est Berlin, Est Berlin...-
Se non ricordo male ognuno di loro aveva ricevuto 40 marchi da poter spendere nella parte ovest, e dovevano sembraregli un tesoro...fino a quando, girando per le strade, non si rendevano conto di quanto poco si potesse comprare nel ricco occidente con quella somma.
Ma la notte tra il 31 Dicembre e il 1° Gennaio resta la più indimenticabile, da principio le guardie avevano tentato di disciplinare il passaggio, ma dopo pochissimo avevano dovuto lasciar perdere e unirsi semplicemente alla folla. C'era elettricità nell'aria, per una notte ancora si poteva pensare che tutto sarebbe stato facile, si poteva solo gioire per quella libertà e abbracciarsi e cantare e poi pisciare sui binari spezzati o sui resti di filo spinato ( in quanti l'hanno fatto!, anche perchè la birra scorreva a fiumi).
Una come me dovrebbe ricordare anche qualcosa legato agli abiti, ma che volete che vi dica di quelle misere anorak tutte uguali, di colori spenti e anonimi. Certo all'ovest era tutta un'altra cosa e non ricordo un'altra città tanto colorata di tipi eccentrici, sotto un cielo così freddo e grigio.
Il muro è crollato, da qualche parte ne conservo ancora qualche frammento, si, ha picconato anche il mio Adone, ho la foto.
Il muro è crollato per fortuna, ma sembra che nessuno ricordi più quanta fatica e quanti dolori quella gente dell'est abbia dovuto sopportare anche dopo. Finita l'euforia, per loro è cambiato il mondo e i riflettori nel frattempo si erano spenti. Era inevitabile, lo so.
Sono passati vent'anni e mi rivedo in viaggio su una vecchia auto lungo la cortina di ferro, questo si è un ricordo che mi è rimasto impresso. Il freddo... si era rotto il riscaldamento, e noi a cercare un luogo di ristoro per scaldarci un pò in mezzo al niente. Dopo molta strada un puntino luminoso nella notte, i camerieri ci guardavano allibiti, e questi da dove escono? Avevano solo thè e lo servivano con i tovaglioli appoggiati sul braccio, come nei vecchi film. Mi ricordo bene i loro occhi curiosi e anche tristi, ma quel thè è uno dei più buoni che abbia mai bevuto.
Sono passati vent'anni e anche molti sogni e dolori, che volete farci, è solo un pò di nostalgia...

Non potevo proprio sottrarmi, visto il nome del mio blog..











Stanotte arrivano i morti a portare dolcetti ai bambini. Naturalmente sono morti buoni, quelli che in vita ci hanno voluto bene. Ma genietto non ne vuol sapere, lui dormirà nel nostro lettone.
Cosa c'è che non va in questa immagine di sfilata?




E' chiaro, sono in piena sindrome da cappellaio matto. E dire che non ho mai fabbricato un cappello...Mi affascina l'idea di velare e svelare contemporaneamente: ti copri il viso e il capo e al tempo stesso racconti qualcosa di te.






